Depressione, Ansia, Disturbi del comportamento alimentare e .. Stampa E-mail

  altGli aspetti psicologici conseguenti alla PCOS vengono spesso trascurati sia da personale medico non sensibilizzato che dalle pazienti stesse. Emerge questa scotomizzazione anche dall’analisi degli articoli scientifici, esclusivamente il 3% se ne occupa. 
In U.S.A. la PCOS è definita come la sindrome della “femminilità rubata” proprio perché l’identità femminile viene fortemente intaccata dai sintomi. La ricerca di Jo Willmott del 1999 mette in rilievo questo aspetto di sofferenza. Le pazienti con pcos si sentono “bizzarre” a causa di 3 fattori: eccesso di peli, problemi mestruali e di infertilità.
Gita si definisce come “non abbastanza donna”, “non proprio una donna”. Olivia dice di essere: “meno di una donna”. Brooke sostiene: “non sono una donna. Guardo le altre donne e penso: tu sei una persona normale, libera dai peli, ovulatoria ciò che non sono io”. 28 delle 30 persone analizzate pensano di “non essere come le donne normali”.
Si sentono “bizzarre”, “innaturali”, “anormali”. Alcune si definiscono “mostri pelosi”, o “gorilla”. Wendy asserisce che “una donna baffuta non è solo Altro, è un Errore, fallendo nell’essere uomo e fallendo nella sua capacità di apparire una “donna normale”.

 L’autrice mette in luce gli aspetti culturali e come questi incidano nella definizione e rappresentazione della femminilità. Gli aspetti culturali hanno un grosso peso nell’incidenza dei sintomi sul senso di identità femminile e sulla percezione di sé. In uno studio si è notato che l’irsutismo, le irregolarità mestruali e l’infertilità avevano un grosso impatto sulla qualità della vita delle donne brasiliane rispetto alle austriache che indicavano invece il sovrappeso (Hashimoto, 2003). Le irregolarità mestruali e l’infertilità colpivano maggiormente la QoL delle donne mussulmane immigrate in Austria poiché il senso di identità femminile è fortemente legato alla maternità (Schmid 2004).

Il ruolo sessuale pare danneggiato dalla sintomatologia fisica tanto da far emergere dei quadri depressivi o dei sintomi depressivi e/o disturbi d’ansia. Numerosi studi infatti hanno messo in rilievo un elevata incidenza (Kerchner 2009) dei sintomi depressivi o dei disturbi depressivi (Kerchner 2009, Mansson 2008, Hollinrake 2007) e dei disturbi ansiosi (Elsenbruch, 2003, Keegan 2003, Benson, 2009). Kerchner ha seguito un campione di donne per 2 anni scoprendo che la percentuale di disturbi depressivi era pari al 35% durante il primo periodo e pari al 56% del totale del campione nel secondo anno in quanto un nuovo numero di donne risultava depressa o con una sintomatologia depressiva prima occulta. I sintomi depressivi sono spesso legati all’insoddisfazione per il proprio corpo relativa a 4 ambiti: colore della pelle, peli sul viso, caratteristiche generali di irsutismo e aspetto fisico in generale (Himelein 2006). Sembra che sia presente una certa incidenza di comorbidità (compresenza) di disturbi depressivi e d’ansia nelle donne con pcos.


Alcune ricerche hanno tentato di indagare le correlazioni tra i disturbi depressivi e gli aspetti clinici (obesità, irsutismo, acne, androgeni e insulino-resistenza) ma ad oggi i risultati sono contraddittori e necessitano di ulteriori analisi. E’ emerso per esempio che livelli di testosterone appena superiori alla soglia della normalità sono associati a livelli di depressione elevata mentre livelli di testosterone normali o molto alti sono associati a minori livelli di depressione (Weiner 2004). Queste ricerche si contrappongono ad altre che hanno ottenuto risultati opposti e quindi è necessario indagare ulteriormente per capire.


Sono più frequenti inoltre i disturbi d’ansia generalizzata e i disturbi del comportamento alimentare: anoressia e bulimia I tentativi di suicidio sono 7 volte più frequenti nelle donne con pcos che utilizzano maggiormente ansiolitici e antidepressivi (Mansson 2008).
Sembra che pertanto che i disturbi del comportamento alimentare siano presenti in modo elevato tra le donne irsute che percepiscono se stesse come maggiormente irsute e obese di quanto non siano nella realtà (Morgan 2008). L’obesità e l’irsutismo grave sono associati ai disturbi del comportamento alimentare. Le donne irsute hanno la sensazione di essere prigioniere del proprio corpo, si disprezzano fisicamente in quanto l’ideale corrisponde alla donna magra e glabra. Si sentono profondamente colpevoli rispetto all’irsutismo tanto da ridurre i contatti sociali. Cercano di sfuggire al disagio usando la fantasia come via di fuga oppure pensando al proprio suicidio. Si sentono ignorate. La diagnosi medica solleva dalla colpa e dà dignità e valore al disagio esperito (Ekback 2009).


Ci si chiede a questo punto se il disagio emotivo non sia sottostimato e trascurato anche perché la sintomatologia depressiva o ansiosa rende difficile seguire le indicazioni terapeutiche come una dieta e l’attività fisica.


Occorre sottolineare come la sindrome abbia implicazioni anche nella vita sessuale. Pur avendo la stessa frequenza di rapporti sessuali, le stesse fantasie e pensieri sessuali rispetto alle donne sane le persone con pcos sono meno soddisfatte sessualmente, pensano di essere poco attraenti e che i loro partner abbiano una vita sessuale altrettanto insoddisfacente (Janssen 2008, Elsenbruch 2003).


Le pazienti perciò esperiscono delle limitazioni nel funzionamento psicosociale ed emotivo se paragonate con persone sane (Tan 2008). La qualità della vita infatti è ridotta sia nell’area fisica che in quella emotiva o psicologica. L’acne, l’irsutismo, i problemi mestruali e l’infertilità sono percepiti con un grado di gravità maggiore rispetto a quello identificabile oggettivamente dal medico. Inoltre le pazienti con pcos sono colpite da più disturbi medici e assumono più farmaci rispetto alle persone sane (Barnard 2007). La qualità della vita migliora con la percezione di migliori informazioni ricevute sia a livello generale che specifico: irsutismo, problemi mestruali e conseguenze a lungo termine (Elsenbruch 2006). Le aree in cui le pazienti riferiscono di ricevere insufficienti informazioni sono quelle relative alla gestione dell’irsutismo e della salute nel lungo periodo. Pare perciò che maggiori nozioni consentano una gestione autonoma e più consapevole della patologia.
Il miglioramento dei sintomi fisici migliora la qualità della vita delle pazienti (Hahn 2006), il funzionamento sessuale e il benessere psicologico così come emerge da una ricerca sull’uso della metformina (Hahn 2006). Altrettanto il sostegno psicologico in donne che hanno difficoltà a seguire una dieta può migliorare l’efficacia dell’indicazione medica.

Occorre precisare che i sintomi sono eterogenei e così i vissuti emotivi e psicologici!

 

 Dr.ssa Elisabetta Scaruffi

 

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